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NON ERA NECESSARIO SEGUIRLO – Aspettando Austerlitz, pagina del romanzo

ASPETTANDO AUSTERLITZ è un romanzo dal titolo fuorviante. Certo, alcune delle storie vissute dai protagonisti del libro fanno temporalmente riferimento ai luoghi di un’antica battaglia, ma il focus narrativo è l’amore, l’amore senza tempo. A partire da un diario, un vecchio diario che era ingiallito negli anni. Quelle pagine, scritte da un ussaro del primo Impero francese, conservano traccia di storie apparentemente distanti. Esse contengono non solo la memoria di eventi storici, ma anche il gusto delle mele e delle emozioni. Tracce di due esseri umani che avevano cercato di scrivere il loro “ce la possiamo fare”. https://www.amazon.com/ASPETTANDO-AUSTERLITZ-Italian-Dante-Evangelisti-ebook/dp/

Una pagina del romanzo……………………… Non occorreva andargli dietro, perché era lui a rincorrerti. Lui aveva anche buoni occhi ed una lunga memoria, capace di fare del globo terrestre – e del suo termitaio umano – un luogo senza Tempo di cui era il sovrano assoluto. Il suo nome era Destino, e Didier Kellerman aveva fatto i suoi calcoli senza tener conto di quella forza, che da tanti anni lo attraeva irresistibilmente su quella collina, sempre in un Plenilunio di Novembre. Quell’uomo dai capelli candidi aveva ottantacinque anni, ma anche in quella fredda mattina d’Autunno aveva portato con sé una rosa rossa, avvolta nella pagina inchiostrata d’un quaderno. Come faceva da ventidue anni, aveva letto alla Luna le parole su quel foglio, e la natura attorno a lui era tornata ad essere Austerlitz, la donna che lui non aveva mai cessato d’amare: lei era il prato e la sua rugiada notturna, lei era il richiamo della civetta e lo scorrere dell’acqua nel ruscello sotto quella collina. Mentre leggeva, quell’angolo della Moravia conservava l’amore della sua vita soltanto per lui, restituendogli la rassicurante presenza della sua gioia infinita.

Come una figlia o un figlio, anche questa pagina ha bisogno di entrambi i genitori. Io ti porto la nostra creatura di carta di quest’Autunno, perché tu possa averne cura. Sii serena Litz, così come io lo sono, accanto a te”. Il giorno dopo, erano stati dei turisti a trovare quell’uomo. Era seduto su di una panchina addossata alla chiesuola sul Santon, una località dove anche in quell’anno si svolgevano i preparativi per la rievocazione storica di una lontana battaglia. Sembrava dormisse, i suoi occhi azzurri erano aperti ed il viso sereno, quasi avesse ritrovato ciò che cercava, ma era stato il freddo di quella notte a riportarlo all’Infinito da cui proveniva. Tutto questo, però, era cominciato tanti anni prima, e ciò che era accaduto viveva ancora nel ricordo delle persone che ne avevano conosciuto la storia. Quell’uomo era stato un ussaro Francese del secondo reggimento corazzato, aveva iniziato il suo viaggio intrigante della vita senza un atlante, ma con una sua visione stimolante ed originale del Tempo e dell’Ignoto. Nella mappa senza nomi di fiumi e città, mari e montagne, aveva conosciuto rabbia e paura, disgusto e delusioni, ma era casualmente arrivato ad una locanda Morava, conoscendo una donna speciale che gli aveva insegnato la preziosità della gioia e delle sorprese, dell’approvazione e delle aspettative. Attorno a quell’affascinante quadrilatero esistenziale dei sentimenti incerti – quelli che lui definiva “vorrei” – lui aveva disegnato un cerchio perfetto, quello che racchiudeva la sua determinazione, il suo “voglio”…………………

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