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LA VOCE CHE HA CAMBIATO PER SEMPRE IL JAZZ – La sua vita è stata dura, ma lo era anche Billie Holiday

Se hai preso il tuo dolore, lascialo risuonare nella tua vita

Un suonatore di banjo e una ragazzina tredicenne, una notte d’amore e un padre che continuare a suonare con orchestre itineranti, dimenticando tutto. Ecco perché quella bambina di natura fragile, nata in un giorno di primavera del 1915, sviluppò la capacità di esprimere risposte forti. Billie Holiday https://billieholiday.com/ seguì sua madre a New York, iniziò a prostituirsi in un bordello e venne arrestata. Uscita di prigione provò a lavorare come ballerina e debuttò come cantante in vari club di Harlem. Cantare, per lei era come suonare uno strumento a fiato.

Notata da un produttore, in sala d’incisione Billie Holiday registrò dischi con Benny Goodman uno dei massimi clarinettisti (sia classici che jazz) della storia, e pianista Teddy Wilson, ottenendo i primi consensi di pubblico con alcune incisioni per l’etichetta Brunswick. Nel 1939 cantò il brano “Strano frutto,” sfidando così le discriminazioni razziali; il frutto era il corpo di un nero ucciso da un gruppo di bianchi e appeso a un albero. Nell’opinione di chi la conosceva bene, lei è stata un simbolo della solitudine, la vittima del modo americano di essere donna, nera e cantante jazz.

STRANO FRUTTO Gli alberi del sud hanno uno strano frutto, sangue sulle foglie e sangue alle radici, corpi neri oscillano nella brezza del sud, uno strano frutto appeso dagli alberi di pioppo. Scena pastorale del prode sud, gli occhi sporgenti e le bocche contorte. Profumo di magnolia, dolce e fresco, nell’improvviso odore di carne che brucia. Ecco il frutto che i corvi beccano, che la pioggia coglie, che il vento succhia, che il sole fa marcire, che gli alberi fanno cadere, ecco un raccolto strano e amaro. https://www.youtube.com/watch?v=-DGY9HvChXk

Come Lester Young e Louis Armstrong, lei cercava strane vie per improvvisare, e quello che ne usciva fuori esprimeva esattamente ciò che sentiva dentro. Un tormentato matrimonio e la morte della madre, precedono e accompagnano la sofferenza che portò Billie Holiday https://www.npr.org/artists/14894617/billie-holiday?t=1631889415281 agli stupefacenti, dalla marijuana all’eroina. Anche la sua voce, per breve tempo, era sofferente, ma riuscì a incidere canzoni stupende con il pianista Eddie Heywood. Soffrì di cirrosi epatica, ma non fu in grado di smettere di bere, e a tutto ciò si aggiunse la morte dell’amico Lester Young.

La sua voce toccava chiunque, anche chi non conosceva la lingua inglese, perché lei aveva un modo di cantare che nasceva dall’anima. Tantissime donne americane hanno ascoltato i suoi dischi, ma sempre con lo stesso motivo: lei rappresentava la donna “vittima.” In un giorno di maggio del 1959, a New York, Billie Holiday https://www.si.edu/spotlight/billie-holiday venne trovata priva di sensi nel suo appartamento. Due mesi dopo ricevette l’estrema unzione, morendo in piena notte per edema polmonare e un’insufficienza cardiaca. Ha avuto tre mariti ma nessun figlio. Billie Holiday https://www.rockhall.com/inductees/billie-holiday, di soprannome Lady Day, era alta 1 metro e 65, si rifiutava di ricevere le mance dai clienti e divenne una delle prime cantanti nere a esibirsi con musicisti bianchi. Cantando, amava tenere una gardenia bianca tra i capelli, ha ispirato il modo di cantare di Janis Joplin. Lei, sempre con un “no good man” al suo fianco, era un essere umano dove l’anima abitava in profondità inimmaginabili di tristezza e solitudine.

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