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PER DISTILLARE UN SENTIMENTO, CALMALI TUTTI – Jungjin Lee, i miraggi della mente e un deserto dove specchiarsi

Prima di fotografare, devi percepire l’atmosfera astratta di dove sei

Esperienze con ceramica, pittura e la calligrafia hanno contribuito a influenzare il suo cammini di avvicinamento alla fotografia. Nata nel 1961 in Corea, aveva iniziato a fotografare nei primi anni ’80. Apprezzata per il suo lavoro fotografico stampato su carta di gelso fatta a mano, ama creare paesaggi fotografici che mescolano tradizioni della pittura che della fotografia, sia orientali che occidentali. Dopo aver completato la sua formazione scolastica alla New York University in Major in Photography, Jungjin Lee https://www.jungjinlee.com/ ha deciso di vivere e lavorare in quella città, ma il suo BFA in Major in Ceramics è nato nel 1984 alla Hong Ik University di Seoul, in Korea.

Ha iniziato a fotografare nel suo primo anno di college, ma pur essendo autodidatta era misteriosamente attratta dall’idea di lavorare come fotografa. Lei si è recata in Israele e in Cisgiordania, dove si è concentrata sul particolare paesaggio del Negev, nelle regioni desertiche del sud. Poi, per creare ulteriori livelli utili a caratterizzare meglio quei suoi viaggi, ha anche fatto ricorso alle tecniche digitali. Come fotografa, si interessa dell’inconscio, dell’ignoto e dell’invisibile. La prima mostra personale di Jungjin Lee https://www.howardgreenberg.com/artists/jungjin-lee è stata nel 1984, al Centro Culturale Francese “Europe”, Seoul, mentre l’ultima, nel 2021, all’Art Space Lumos “SIMMANI” (Daegu, Corea).

Lei non presta attenzione ai confini tra le arti. Infatti, dal suo punto di vista, fotografia, pittura e poesia possono indifferentemente contribuire a esprimere il proprio io interiore. Ama seguire le sue intuizioni, così, nell’avvicinarsi a un luogo predilige sintonizzarsi creativamente su di un tipo di idea astratta. Quando lei si reca per la prima volta in un qualche luogo sconosciuto, le accade spessissimo di lasciare la macchina fotografica dentro la sua borsa: prima medita e abbandona tutte le sue ansie, perché soltanto così riesce a percepire il posto.  A proposito di mostre collettive, Jungjin Lee https://www.lensculture.com/articles/jungjin-lee-everglades-and-the-unnamed-road iniziò con quella del 1985, al Paris Museum of Modern Art, mentre la sua ultima partecipazione è quella del 2021, alla 34a Biennale di San Paolo, in Brazile.

Collezioni selezionate della sua creatività fotografica sono ospitate al Metropolitan Museum of Art di New York, alla FNAC di Parigi e allo Shinsegae di Seoul, in Corea. Nel 1990, Jungjin Lee https://www.amazon.com/Jungjin-Lee-Wind-Vicki-Goldberg/dp/1597111287 è stata premiata dalla Camera Club di New York, mentre nel 2018 vinse il Concorso di libri AIGA, sempre a New York. Per quanto concerne le opere su commissione, suo è il The Everglades Project Imaging Eden del Norton Museum of Art, in Florida. Se desideri comprare qualcuna delle sue pubblicazioni, ti segnaliamo A Lonely Cabin in a Far Away Island del 2018.

Le proprietà intellettuali delle immagini che appaiono in questo blog corrispondono ai loro autori. L’unico scopo di questo sito è quello di diffondere la conoscenza di queste persone creative, consentendo ad altri di apprezzarne le opere. Se vuoi conoscere i racconti fotografici già pubblicati, puoi digitare https://meetingbenches.net/category/fotografie/.

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