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ALBERTO MARTINI (1876/1954), PITTORE SURREALISTA ITALIANO – I misteri della vita, dentro nere evocazioni simboliche

Quando l’attività pittorica coniuga surrealismo e verismo

Nato ad Oderzo in un giorno di novembre, ALBERTO MARTINI è stato un pittore, incisore, litografo, illustratore e grafico italiano. Quella di suo padre (un pittore naturalista e professore di disegno), era un’antica famiglia nobile trevigiana. Con lui aveva iniziato a dipingere, continuando così la tradizione familiare. Nel 1898 lui aveva soggiornato a Monaco di Baviera, lavorando come illustratore per alcune riviste. Nel 1904 aveva soggiornato a Parigi, disegnando i suoi primi ex libris. Nell’immediato primo dopoguerra, nasce il suo interesse per il teatro, con la realizzazione di disegni (a penna e acquarello colorato), nonchè tavole a tempera per i costumi del balletto.

I suoi temi preferiti, erano quelli della vita nella campagna trevigiana, cioò dell’uomo e il suo rapporto con la natura. Con il suo sentimento per il macabro, il suo lavoro è stato influenzato dal movimento del Manierismo del Nord ed è spesso visto come un precursore del Surrealismo. Nel 1895, aveva iniziato la prima serie di illustrazioni a penna in inchiostro di china. Queste opere testimoniano la sua grande abilità grafica, e chiudono la sua esperienza artistica giovanile. Nel 1914 aveva partecipato alla VII Biennale di Venezia, esponendo alcuni suoi disegni e due oli (Notturno e Nel sonno). Alcuni anni dopo la sua morte, si costituì a Oderzo una pinacoteca a lui intitolata, dove vennero conservate molte delle sue opere grafiche e pittoriche.

Nel 1901 aveva eseguito un primo ciclo di 19 disegni a penna acquarellati, per una edizione illustrata de “La Divina Commedia”. La sua Divina Commedia illustrata, era piena di un senso di fantasia e trasmette magnificamente l’immaginario più astratto di Dante. La sua interpretazione era un mondo a parte i movimenti futuristi italiani del tempo. Allo scoppio della prima guerra mondiale, esegue una serie di litografie intitolate “Danza macabra”, rivelandovi il suo sentimento antitedesco. Alla fine della guerra (dipingendo “alla maniera nera”), eseguiva opere di impostazione surrealista, frequentando l’ambiente artistico parigino e stringendo amicizie che lo introdussero nei salotti importanti della città. Nel 1952 aveva partecipato alla XXVI Biennale di Venezia, presentando disegni a penna in inchiostro di china colorati a pastello. Mori a Milano in un giorno di novembre, appena due anni dopo.

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