FALÒ, SCINTILLE E STELLE CADENTI

La vanità dietro l’apparenza, un tema che ci accompagna nella vita quotidiana

La magia dei falò, la loro luce danzante e il calore che ci avvolge ci ricordano la fugacità della vita e la bellezza dei momenti condivisi sotto il cielo stellato. Frasi, citazioni e aforismi, ruotano come scintille attorno al concetto del Falò delle vanità. Per Sandro Penna https://www.goodreads.com/book/show/21950342-this-strange-joy, forse la vita si spegne in un falò d’astri in amore. Jiří Žáček, invece, https://www.goodreads.com/book/show/23351683-text-appeal, sostiene che quando guardiamo le fiamme di un falò, ci sentiamo più giovani di un milione di anni. A parere di un anonimo, la vita è quella cosa che accade tra un falò e l’altro. Infine, Fabrizio Caramagna https://www.ibs.it/se-mi-guardi-esisto-libro-fabrizio-caramagna/e/9788804707127, ci rammenta che dal falò cadono tante scintille e che sembrano come fugaci stelle cadenti.

La memoria di un frate è rimasta impressa nella storia di Firenze, nel dibattito sulla moralità e sull’uso che si fa dell’arte. Ti proponiamo alcuni luoghi di Firenze https://www.cntraveler.com/destinations/florence connessi a lui. Piazza della Signoria, dove si tenne il celebre Falò delle vanità, evento in cui vennero bruciati oggetti considerati fonti di peccato. Oggi, in Piazza della Signoria, una lapide circolare con lettere bronzee ricorda il punto in cui fu arso il corpo di quel frate, figura controversa e profetica della storia fiorentina, che ha lasciato un’impronta indelebile sulla città. Nel Convento di San Marco, invece, dove Girolamo Savonarola ebbe la sua cella personale, esposti in quella stessa cella, troverai alcuni oggetti legati alla sua figura. Piazza Savonarola, infine, ornata da un monumento al frate domenicano, si trova appena fuori dai viali di Firenze ed offre uno spazio verde pubblico invitante per una sosta durante le passeggiate in città. Le immagini digitali di Dastilige Nevante, oltre ad uno speciale video, illustrano e arricchiscono la lettura di questo articolo.

Il Libro di Qoèlet https://www.amazon.in/Ecclesiastes-Book-King-James/dp/1515440982, un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana, venne redatto in Giudea nel V o III secolo a.C. ad opera di un autore ignoto. Il libro inizia con le parole “Vanità delle vanità, tutto è vanità”, frase che esprime la transitorietà e la futilità di molte cose terrene. Esplorando la sapienza, la stoltezza e la follia, Qoèlet investiga tutto ciò che si fa sotto il cielo. Per quanto concerne, invece, la ricerca della gioia e del piacere, conclude che nulla di ciò che bramiamo può soddisfarci completamente. Purtroppo, soltanto alla fine scopriamo che tutto è un inseguire il vento. Vanità ed effimero, concetti che si intrecciano in modo profondo e riflettono la natura transitoria della vita. Nel contesto spirituale, la vanità indica il carattere effimero di tutto ciò che esiste e ci ricorda la fragilità e la brevità della vita; l’effimero, invece, sottolinea la natura passeggera di tutto ciò che ci circonda. Entrambi ci invitano a riflettere sulla nostra esistenza e a cercare significato al di là delle apparenze superficiali.

Il Falò delle vanità fu un evento storico che ebbe luogo a Firenze il 7 febbraio 1497. Questo evento fu organizzato dopo la cacciata dei Medici, quando i seguaci di Girolamo Savonarola https://www.audiobooks.com/audiobook/721061?refId=40912&msclkid=6cc7e557bd4d1d63e8cc834356ba4f55 sequestrarono e diedero alle fiamme una gran quantità di oggetti considerati fonti del peccato. Tra questi oggetti vi erano specchi, cosmetici, trucchi di vario genere, abiti lussuosi e strumenti musicali. Addirittura, alcune opere del celebre pittore Sandro Botticelli, dedicate alla mitologia classica, furono gettate nel rogo. Si dice che lo stesso Botticelli fosse affascinato dalle tesi di Savonarola e partecipò all’atto distruttivo. Girolamo Savonarola, un frate domenicano nato a Ferrara nel 1452, giunse a Firenze nel 1490. La sua predicazione aveva come tema l’Apocalisse e la necessità di pentirsi e depurarsi da tutti i peccati prima della fine del mondo. Le sue parole erano dirette contro i rappresentanti della Chiesa, gli uomini di governo, gli artisti e gli intellettuali. Il suo eloquio impressionava le masse e lo avvicinava ai più deboli e umili, mettendolo in conflitto con i potenti che giudicavano inopportune le sue critiche al governo e alla Chiesa. Negli anni successivi, la famiglia Medici cadde in disgrazia e Firenze divenne una Repubblica.

La discesa del re francese Carlo VIII in Italia, per rivendicare il regno di Napoli, sembrava confermare le prediche di Savonarola sulla necessità di rovesciare i vecchi poteri oppressivi. Il Savonarola conservò il suo prestigio e continuò a predicare, mentre il Papa Alessandro VI, che lo osteggiava, fu costretto ad attendere la fuga di Carlo VIII prima di scomunicare il frate domenicano e decretarne la morte. Il Falò delle vanità rappresentò l’apice della veemenza di Savonarola contro prelati, governanti e tutto ciò che poteva essere veicolo del peccato. In Piazza della Signoria, furono bruciati libri, strumenti musicali, quadri e oggetti di bellezza come specchi, abiti e cosmetici. Questo evento segnò la fine del periodo di predicazione di Savonarola, e nel 1498, il frate fu scomunicato e condannato al rogo. Non soltanto le conseguenze del Falò delle vanità segnarono un punto di svolta nella storia di Firenze e della Chiesa https://www.thriftbooks.com/w/florence-and-northern-tuscany-with-genoa_edward-hutton/38978338/#edition=67014736&idiq=57441829, ma ebbero un impatto sulla produzione artistica e culturale dell’epoca. Infatti, oltre che essere stato un momento di tensione tra la spiritualità e la cultura rinascimentale, quell’evento sollevò interrogativi sulla moralità, il potere della Chiesa e l’uso dell’arte. In sintesi, quel falò rappresentò un momento di fervore religioso e cambiamenti politici, ma anche una perdita irreparabile di opere d’arte e cultura.

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