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POESIA RINASCIMENTALE ITALIANA – Jacopoda Lentini, Matteo Maria Boiardo e Pietro Bembo

AMOR E’ UN DESIO – Jacopo da Lentini

poesie1.1Amor è un desio che ven dacore, per abondanza di gran piacimento. E li occhi in prima generan l’amore, e lo core li dà nutricamento. Ben è alcuna fiata om amatore, senza vedere so ‘namoramento, ma quell’amore che stringe con furore, da la vista de li occhi ha nascimento. Chè li occhi rappresentan   a lo core, d’onne cosa che veden bono e rio, com’ è formata naturalmente. E lo cor, che di zo è   concepitore, imagina, e li piace quel desio. E questo amore regna fra la gente. Io m’agio posto in core   a Dio servire, con’io potesse gire in Paradiso, al santo loco ch’agio audito dire, un si mantien sollazzo, gioco e riso. Sanza mia donna non vi vorìa gire, quella c’ha blonda testa e claro viso, chè sanza lei non poterìa gaudire, estando da la mia donna diviso. Ma non lo dico a tale intendimento, perch’io peccato ci volesse fare. Se non veder lo suo bel portamento, e lo bel viso e il morbido sguardare. Chè   il mi terrìa in gran consolamento, veggendo la mia donna in gloria stare.

IL CANTO DEGLI UCCELLI – Matteo Maria Boiardo

Ipoesie2.1l canto de li augei de fronda in fronda, e lo odorato vento per li fiori, e lo ischiarir dei lucidi liquori, che rendon nostra vista più ioconda, son perchè la Natura e il Ciel seconda costei, che vuol che il   mondo se inamori. Così di dolci voci e olci odori, l’aria, la terra è già ripiena e l’onda. Dovunque e i passi move on gira il viso, fiamegia uno spirto si vivo d’amore che avanti a la stagione il caldo mena. Al suo dolce guardare, al dolce riso, l’erba vien verde e colorito il fiore, e il mar se aqueta e il ciel se raserena.

CRIN D’ORO CRESPO – Pietro Bembo

poesie3.1Crin d ‘oro crespo e d’ambra tersa e pura, ch’a l’aura su la neve ondeggia e vole, occhi soavi e più chiari che il sole, da far giorno seren la notte oscura. Riso, ch’acqueta ogni aspra pena e dura, rubini e perle, ond’escono parole sì dolci, ch’altro ben l’alma non vòle, man d’avorio, che i co distringe e fura. Cantar, che sembra d’ armonia divina, senno maturo a la più verde etade, leggiadra non veduta unqua fra noi. Giunta a somma beltà somma onestade, fur l’esca del mio foco, e sono in voi grazie, ch’a poche il ciel destina.

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