SFUMATURE MUTEVOLI

La ricchezza e profondità della poetica senza confini

Meeting Benches è un luogo di connessione, scoperta e ispirazione, un invito a rallentare, guardarsi intorno e vedere l’arte e la bellezza; le persone si siedono sulle sue panchine e condividono arte, storie e pensieri. In questo luogo di connessione e incontro tra artisti e amanti dell’arte, puoi conoscere artisti, pensatori e sognatori provenienti da culture e background diversi. Scoprirai che anche la poesia è arte, perché consente a tutti di esprimere la propria personalità attraverso le parole che scelgono di usare. Se vuoi conoscere scrittori puoi digitare https://meetingbenches.net/category/scrittori/, mentre per i per i poeti https://meetingbenches.net/category/poesie/. L’unico scopo di questo sito è quello di diffondere la conoscenza di questi artisti e che altre persone apprezzino le loro opere. La proprietà delle immagini che compaiono in questo blog corrisponde ai loro autori.

Abbiamo chiesto a Dastilige Nevante di compendiare, con le sue immagini digitali, sia questo post che una sua breve poesia: SFUMATURE MUTEVOLI – Tra le pieghe del giorno che svanisce s’insinuano tonalità di un sogno; colori che si fondono in un mosaico di emozioni. La verità sta nelle cangianti sfumature, giallo senape e rosso ciliegia, che trovano la bellezza dell’effimero. Lievi granelli di luce tra il pollice e l’infinito, chiedono all’ombra di danzare in un mare di parole. Ogni verso è un battito d’ali, un’anima che si apre, un fiore che rabbrividisce, un universo che perde l’equilibrio. L’amore coglie l’invisibile in quelle tonalità e ne trae l’essenza: siamo un mosaico di colori, un nido di pensiero libero.

François-Marie Arouet (pseudonimo Voltaire), scriveva per agire e il suo più grande desiderio come filosofo era quello di cambiare il modo di pensare e di comportarsi delle persone. Nato in un giorno di novembre da una famiglia benestante, perse sua madre all’età di sette anni, dopodiché si avvicinò a un padrino dal pensiero libero. Voltaire aveva grandi passioni intellettuali e una vasta cultura. La sua scrittura ironica e una straordinaria curiosità per gli avvenimenti, trovavano spazio a una capacità prodigiosa di raccontare qualsiasi cosa, anche le emozioni insite in una storia d’amore. LA GRANDE GIOIA – Di te amavo il colore dei calzini color fumo e gli occhi di gatto sornione, e la voce che aveva frammenti di gelo e fiamme improvvise che poi svennero nel lungo gemito d’amore. Avevi quel modo di offrire il tuo corpo con entusiasmo e di ritrarlo all’improvviso, per emozionare e risultare timida. Non capivi la tua convinzione di essere frigida. Eri una donna molto saggia nel dosare i piaceri, volevi che fossero tuoi. Odiavi che ti chiedessi se ti era piaciuto, volevi conoscerti da sola. È sempre stato un segreto non raccontato del nostro piacere. Ecco perché avevo una soggezione nei tuoi confronti, che era anche devozione, rifiuto. Mio Dio, quanto era difficile amarti, e quanto è difficile adesso amare le donne che sanno donarsi con le sole riserve che hanno. Donne che si sentono donne in quanto uomini.

La sua visione sociale e politica era proiettata in molte delle sue canzoni, come in “Pratina” (Giuramento). Suddala Hanmanthu aveva imparato l’insegnamento degli strumenti da cantanti e artisti professionisti. I suoi temi erano la libertà, la democrazia e l’uguaglianza. La sua poesia ispirò il popolo del Telangana a partecipare alla lotta contadina contro il dominio dei signori feudali. Nato nel villaggio di Paladugu, Telangana, India fu un poeta della metà del 1900. La sua canzone popolare telugu “Palletoori Pillagada“, https://www.youtube.com/watch?v=RRhv1DElVuI, inclusa nel film del 1980 Maa Bhoomi, ha mobilitato la popolazione della sua regione. Ecco una delle sue poesie: GIURAMENTO – Elimineremo le caste e il sentimento comunitario e svilupperemo l’integrità. Lotteremo per l’indipendenza, siamo pronti a sacrificare le nostre vite per rovesciare il Nizam. Fermeremo il sistema Jagirdari, che era un sistema Moghal. Svilupperemo il sistema panchayati e questa è la nostra promessa che combatteremo per il governo popolare.

Amrita Pritam è stata una scrittrice e poetessa. Più tardi nella sua carriera, ha iniziato a scrivere su sogni e temi spirituali. È nata a Gujranwala (Punjabon), in un giorno di agosto del 1919. È considerata la prima eminente scrittrice punjabi del 20° secolo. “Pinjar“, uno dei suoi romanzi più famosi, è stato trasformato in un film con lo stesso nome. Insignita di prestigiosi premi, nella sua pluriennale carriera ha prodotto saggi, romanzi, biografie e poesie. Vogliamo proporti il suo inconfondibile stile con questo suo poema: SPAZIO VUOTO – C’erano solo due regni: il primo ha buttato fuori sia lui che me. Il secondo che abbiamo abbandonato. Sotto un cielo nudo, io per lungo tempo mi sono inzuppato nella pioggia del mio corpo, lui per molto tempo è marcito nella pioggia del suo. Poi, come un veleno, bevve l’affetto degli anni. Mi teneva la mano con mano tremante. Vieni; cerchiamo di avere un tetto sopra la testa per un po’. Guarda, più avanti, lì tra il vero e il falso, un piccolo spazio vuoto.

Era la figlia più piccola di una famiglia che mescolava origini francesi, tedesche e spagnole. La poetica di Pita Amor è notevole per le espressioni su questioni metafisiche che espresse in prima persona. Nata a Città del Messico in un giorno di maggio del 1918, durante la sua vita era nota sia per la ribellione e audacia che per il suo stile di vita. La sua famiglia rimase scioccata quando lei posò in un ritratto nudo. Alla fine rimase sola; morì a Città del Messico all’età di 81 anni, accompagnata dai fantasmi che voleva dimenticare: la solitudine, l’abbandono e la morte. Questa sua poesia può contribuire a fartela immaginare, seduta sulla tua stessa panchina: DENTRO LA MIA SUPERFICIE VAGA – Dentro la mia superficie vaga, ruota un movimento costante; È la polvere che rinnova tutto, distruggendolo. Dentro la pelle che mi protegge e la carne che sto nutrendo, c’è una voce interiore che mi nomina; Polvere tesa. So bene che non ho scelto io la materia di questo corpo tenace, ma inerme trascino una catena di cenere: polvere eterna. Mentre passavo i secoli, sopportando la lotta interiore, la polvere stava prendendo le sue viscere di cibo. Umanità, dell’esperimento sulla polvere! Perché ho lasciato andare? Perché mi sono staccato dalla corrente misteriosa ed eterna in cui era sciolto, per essere sempre schiavo di questo corpo tenace ed indipendente? Perché sono diventato un essere vivente che porta un sangue che è lava e l’oscurità angosciata scava sapendo che la sua audacia è impotente? Quante volte pensando al mio argomento l’ho considerato assurdo e senza senso, farsa della solitudine e della miseria, creatura ridicola dell’oblio, maschera senza valore di belle inutili ed eco che non proviene dal suono! Vecchie radici polverose, le mie vecchie radici polverose sono la strana chiave della mia prigionia; legato alla polvere e al suo mistero, porto altre essenze ignorate. Nei miei pori sono già segnate le cicatrici di un impero eterno; la polvere in me ne ha segnato il cauterio, sono vittima di colpe dimenticate. In modo polveroso sento e alle nuove radici devo partire, con il mio respiro angosciato. Ma conquistando l’aria d’assalto, non c’entro nulla con ciò che sento, sono complice infelice di qualcosa di più alto.

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