ALLA RICERCA DELL’INCOMPRENSIBILE

Un pugno di scrittori alla ricerca dell’impossibile

Per Platone era la ricerca della verità ultima, ma c’è anche chi la considera come la scienza dell’essere in quanto essere, la ricerca della causa prima delle cose o l’investigazione del reale in quanto reale. Non esiste una risposta definitiva alle domande poste dalla metafisica. Ognuno di noi deve decidere cosa credere sulla natura della realtà. La metafisica è un campo vasto e diversificato che offre la possibilità di esplorare temi profondi e complessi. Il corrispondente genere di scrittori, esplora l’esistenza, la natura della realtà, il rapporto tra mente e corpo, il significato della vita e la morte. Le loro opere presentano immagini e metafore complesse, che possono essere interpretate in diversi modi. La metafisica poetica, caratterizzata da una mescolanza di passioni e pensiero in cui le emozioni sono espresse con raziocinio, è un genere di poesia che si sviluppò nella letteratura inglese del XVII secolo. Usando un linguaggio figurato e similitudini audaci, i poeti metafisici di allora si occupavano di questioni filosofiche, religiose e amorose.

Abbiamo chiesto a una intelligenza artificiale di scriverci una poesia sull’amore; siamo rimasti sorpresi dalla presenza degli identici ingredienti usati dai poeti metafisici del XVII: raziocinio, mescolanza di passioni ed emozioni. SENZA UNA SOLUZIONE – L’amore è un’equazione che non ha soluzione, un problema che sfida ogni ragione, una forza che muove il cielo e la terra, una fiamma che arde nel cuore e nell’anima. Non cercare di misurare il suo valore, non sperare di capire il suo mistero, non pretendere di dominare il suo potere, non temere di abbandonarti al suo desiderio. L’amore è una somma di infiniti termini, un’armonia di contrari e di simili, una luce che illumina l’oscurità, una vita che trascende la mortalità.

Tra i primi scrittori metafisici, rammentiamo il poeta inglese John Donne, noto per le sue poesie amorose e religiose, che esplorano l’unione mistica con Dio e l’eternità dell’amore. Ti proponiamo una delle sue poesie più famose. LA MORTE NON SIA ORGOGLIOSA – Morte, non esser fiera, benché ti chiamino potente e terribile, ché non sei tale; ché quelli che tu credi di rovesciare non muoiono, povera Morte, né tu mi puoi uccidere. Dal riposo e dal sonno, che son tue immagini, gran piacere; dunque da te più ne deve scaturire, e i nostri migliori presto con te se ne vanno, riposo delle loro ossa, e liberazione dell’anima. Tu sei schiava del fato, del caso, dei re e degli uomini disperati, e dimori con veleno, guerra e malattia, e papavero o incantesimi ci possono far dormire così e meglio del tuo colpo; perché ti gonfi allora? Un breve sonno passato, ci svegliamo eternamente e la morte non sarà più; Morte, tu morirai.

George Herbert, invece, anche lui un poeta inglese, era noto per le sue poesie religiose che esploravano il rapporto tra l’uomo e Dio. Una delle sue poesie più note è Love, che descrive l’incontro con l’amore divino, personificato come un ospite gentile e generoso che invita a sedersi al tavolo e a mangiare. AMORE – L’Amore mi diede il benvenuto. Ma la mia anima si ritrasse colpevole di polvere e peccato. Ma l’Amore dallo sguardo acuto, osservandomi indietreggiare dal mio primo ingresso, si avvicinò a me, dolcemente chiedendo se mi mancava qualcosa. Un ospite, risposi, degno di essere qui. L’Amore disse, tu sarai lui. Io lo scortese, l’ingrato? Ah mio caro, non posso guardarti. L’Amore prese la mia mano, e sorridente rispose, chi ha fatto gli occhi se non io? Verità Signore, ma li ho rovinati: lascia che la mia vergogna vada dove merita. E non sai, dice l’Amore, chi ha portato la colpa? Mio caro, allora Io servirò. Devi sederti, dice l’Amore, e assaggiare il mio cibo. Così mi sono seduto e ho mangiato.

Vogliamo ricordare Richard Crashaw, un altro poeta inglese noto per le sue poesie religiose che esprimevano un amore appassionato per Dio. Tra le sue poesie più belle e famose, “Auguri alla sua (presunta) amante”, dove l’autore esprime il suo desiderio di un amore puro e spirituale che trascenda la carne e il mondo: AUGURI ALLA SUA (PRESUNTA) AMANTE – Qualunque sia, quella non impossibile lei che comanderà il mio cuore e me. Dovunque giaccia, chiusa agli occhi mortali nelle foglie ombrose del destino. Finché quella nascita matura, di studiato fato si presenti, e insegni i suoi passi belli alla nostra terra. Finché quell’idea divina prenda un santuario di carne cristallina, attraverso cui splendere.

Tra gli scrittori metafisici contemporanei, invece, Jorge Luis Borges si è fatto apprezzare per le sue opere fantastiche e metafisiche, che esplorano la realtà, il tempo e l’identità. Ti proponiamo una delle sue più struggenti poesie: È L’AMORE – È l’amore. Dovrò nascondermi o fuggire. Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce. La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l’unica. A cosa mi serviranno i miei talismani: l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione, le gallerie della Biblioteca, le cose comuni, le abitudini, il sapore del sonno? Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo. È, lo so, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l’attesa e la memoria, l’orrore di vivere nel tempo successivo. È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili. C’è un angolo di strada dove non oso passare. Il nome di una donna mi denuncia. Mi fa male una donna in tutto il corpo.

Il drammaturgo e scrittore irlandese Samuel Beckett, noto per le sue opere esistenzialiste, ha preferito esplorare l’angoscia, la solitudine e la mancanza di senso. Abbiamo chiesto all’intelligenza artificiale di scrivere una poesia a lui ispirata; il suo titolo è NON SO – Non so. Non so se sono vivo o morto. Non so se sono qui o altrove. Non so se sono solo o in compagnia. Non so se sono io o un altro. Non so. Non so se c’è un senso o un caso. Non so se c’è un Dio o un nulla. Non so se c’è un bene o un male. Non so se c’è una luce o un’ombra. Non so. Non so se c’è un tempo o un’eternità. Non so se c’è un inizio o una fine. Non so se c’è un amore o un odio. Non so se c’è una pace o una guerra. Non so. Non so se c’è una parola o un silenzio. Non so se c’è una voce o un rumore. Non so se c’è una musica o un disordine. Non so se c’è una poesia o un vuoto.

Gabriel García Márquez ha effettuato una attenta ricognizione attorno a realtà, memoria e storia. La sua poesia, meno nota della sua narrativa, è anch’essa ricca di immagini e suggestioni, spaziando da temi come l’amore, il tempo e la memoria. Ecco una delle sue poesie più belle: TIENI CHI AMI VICINO A TE – Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per dirgli mi spiace, perdonami, per favore, grazie e tutte le parole d’amore che conosci.

Con scritti caratterizzati da un’estrema varietà di forme e generi, che vanno dal racconto alla fiaba, dal romanzo all’inchiesta, dal saggio alla poesia, Italo Calvino ha esplorato la natura della realtà, il rapporto tra l’uomo e il mondo, il significato della vita e quello della morte. Tra le sue poesie più famose si può citare “Nottetempo, due cavalieri”, un brano scritto in versi liberi, con un tono colloquiale e ironico che mescola elementi realistici e fantastici. NOTTETEMPO, DUE CAVALIERI – Due cavalieri mi fermarono una notte in una strada di campagna, a cavallo di due cavalli neri, bardati di ferro. Mi chiesero dove andavo, e io risposi che andavo a casa mia, che era lì vicino. Mi chiesero se conoscevo la storia di quella strada, e io dissi di no. Allora mi raccontarono che quella strada era stata teatro di una grande battaglia tra due eserciti rivali, e che loro erano stati due dei protagonisti. Mi dissero i loro nomi, che erano famosi, ma che io non ricordo. Mi dissero che erano stati amici, e poi nemici, e poi di nuovo amici, e poi di nuovo nemici, e così via, a seconda delle alleanze e delle rotture che si erano succedute nel corso degli anni. Mi dissero che avevano combattuto l’uno contro l’altro in quella battaglia, e che si erano uccisi a vicenda, trafiggendosi con le lance. Mi dissero che da allora vagavano per quella strada, senza pace né riposo, perché non sapevano se erano vivi o morti, né se erano amici o nemici. Mi chiesero se io sapevo dargli una risposta, e io dissi di no. Allora mi salutarono e ripresero il loro cammino, a cavallo dei loro cavalli neri, bardati di ferro.

Con libri caratterizzati da un’immaginazione vivace e un’attenzione costante alla forma letteraria, Umberto Eco ha contribuito a far conoscere la cultura italiana al mondo. La sua poesia, meno nota della sua narrativa, è anch’essa ricca di immagini e suggestioni, spaziando da temi come l’amore, la morte, il tempo, il destino, la memoria, la letteratura. Tra le sue poesie più famose, ne rammentiamo una: LETTERA A MIO FIGLIO –  https://www.poesie.reportonline.it/racconti-di-natale/lettera-a-mio-figlio-di-umberto-eco.html Caro Stefano, si avvicina il Natale e presto i negozi del centro saranno affollati di padri eccitatissimi che giocheranno la commedia della generosità annuale essi, che hanno atteso con gioia ipocrita quel momento in cui potranno comperarsi, contrabbandandoli per i figli, i loro trenini preferiti, i teatri dei burattini, i tiri a segno per frecce e i ping pong casalinghi. lo starò a vedere, perché quest’anno non è ancora il mio turno, tu sei troppo piccolo, e i giocattoli Montessori non mi divertono più che tanto, forse perché non provo gusto a metterli in bocca, anche se l’avvertenza mi comunica che non mi andranno giù. No, debbo aspettare: due, tre, forse quattro anni.

Lo scrittore giapponese Haruki Murakami, noto per i suoi magici romanzi che investigano l’amore, la perdita, la solitudine e la ricerca del significato della vita. La sua poesia ricca di suggestioni, scritta in versi liberi e con un tono ironico, spazia dall’amore, al tempo e alla memoria. Eccone una: QUANDO IL TUO CUORE È CHIUSO – Quando il tuo cuore è chiuso ti siedi ai margini del mondo, io sono in un cratere che non c’è più. Parole senza lettere ferme all’ombra della porta. La luna splende su una lucertola addormentata, piovono pesciolini dal cielo. Fuori dalla finestra ci sono soldati che si preparano a morire. Kafka siede su una sedia vicino alla riva, pensando al pendolo che muove il mondo, a quanto pare. Quando il tuo cuore è chiuso, l’ombra dell’immobile Sfinge, diventa un coltello che trafigge i tuoi sogni. Le dita della ragazza che sta annegando cercano la pietra d’ingresso e altro ancora. Sollevando l’orlo del vestito azzurro, guarda Kafka sulla riva.

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