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ENRICO BAJ E LA PITTURA NUCLEARE – Muoversi creativamente nel grottesco, con sguardo divertito

Collages satirici, policromatici e giocosi

Elaborandone un’interpretazione personale, come artista eviscerò la realtà fino alle dimensioni atomiche, utilizzando legno oppure stoffe, il meccano, oppure dei semplici tubi idraulici. Dopo il diploma al Liceo Classico, Enrico Baj https://www.casatiartecontemporanea.it/artisti/baj-enrico/ si iscrisse alla Facoltà di Medicina che, tuttavia, abbandonerà per frequentare Giurisprudenza e Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1951 tenne la prima personale alla Galleria San Fedele di Milano, dove espose alcune sue opere, e già l’anno dopo contribuì alla stesura del manifesto della Pittura Nucleare. Per affermare l’irripetibilità dell’opera d’arte, nel 1957 contribuì alla stesura di un apposito manifesto. Entrambi i movimenti contribuirono ad alimentare le avanguardie artistiche europee degli anni Cinquanta.

Attraverso la forma degradata dell’arte e il progresso della tecnologia, regina del genere umano, ci ha liberato creativamente la propria visione mostruosa del mondo. Poiché per lui le forme si disintegravano, ne preferì quelle dell’universo atomico, dove la bellezza coincideva con la rappresentazione dell’uomo e del suo spazio. Da lui interpretate con ironia, le opere di Enrico Baj https://www.guggenheim-venice.it/it/arte/artisti/enrico-baj/ erano caratterizzate dall’uso del collage e di materiali diversi. Schierandosi contro la razionalizzazione dell’arte, nel 1954 era tra i fondatori del movimento internazionale per una casa del costruire immaginosa. In quegli anni di grande riflessione, ebbe scambi intellettuali con Lucio Fontana e Max Ernst, Marcel Duchamp e Yves Klein.

Artista inquieto, ha saputo intrecciare l’attività creativa con la riflessione sull’arte. Anche usandole insieme a intarsio e impiallacciatura, Enrico Baj http://www.fondazionemarconi.org/artisti.php?id=2 ha utilizzato tecniche di dripping e collage. Con i suoi Epater le robot e Manichini, criticò fortemente l’uso indiscriminato delle tecnologie. Nelle Cravatte da lui realizzate attorno al 1968, aveva invece preferito l’uso dei materiali plastici. Dieci anni dopo, la sua Apocalisse era un puzzle tridimensionale che lo portò a dialogare creativamente con il teatro. Entrambi i suoi genitori erano degli ingegneri. Nato a Milano nel 1924, divenne uno dei più importanti artisti italiani del suo tempo. Alcune delle sue opere sono conservate al Museo civico del Castello di Masnago (Varese).

L’accostamento di pittura e letteratura, per lui ha sempre costituito fonte di ispirazione. Sensibile agli aspetti sociali del proprio lavoro, nel 1972 realizzò una tela con figure ispirate a Guernica, Funerali dell’anarchico Pinelli, esposta dopo quasi quaranta anni al Palazzo Reale di Milano. Nel corso della sua vita, Enrico Baj https://www.santagostinoaste.it/autori/baj-enrico.asp aderì a Nouveau Réalisme e Surrealismo, Patafisica, Movimento Nucleare e Dadaismo, realizzando perfino collage fatti con medaglie e bottoni, per poi mescolarli alla pittura. L’ultima opera cui si dedicò fu il grande Muro di Pontedera: cento metri di mosaico che corre lungo la linea ferroviaria dell’omonima cittadina toscana. Morì a Vergiate (Varese), alle porte dell’estate del 2003. Il suo archivio è conservato presso l’Archivio del ‘900 del Mart di Rovereto.

L’unico scopo di questo sito è quello di diffondere la conoscenza di persone creative, consentendo ad altri di apprezzarne le opere.  Se vuoi conoscere altri pittori digita https://meetingbenches.net/category/pittori/. Le proprietà intellettuali delle immagini che appaiono in questo blog sono da riportarsi ai loro autori.

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