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POESIA INDIANA CONTEMPORANEA – Gieve Patel

Lui è un poeta, la cui visione sfugge ad etichette moderniste e semplicistiche equazioni. Le sue opere di poesia? Poesie, Come fai a resistere, Il corpo e Mirroring. Le sue opere? Savaksa e Il signor Behram. Lui, Gieve Patel, è un medico di professione, ed ha lavorato come medico in zone dell’India urbana e rurale. Lui è non soltanto uno scrittore, ma è anch pittore https://www.amazon.com/Mirrored-Mirroring-Patel/dp/0195628047/ref=asap_bc?ie=UTF8                   Alla Rishi Valley School (in Andhra Pradesh), dirige un laboratorio annuale di poesia per gli studenti delle scuole. Lui è considerato uno dei più importanti pittori della generazione che per la prima volta ha raccolto l’attenzione del pubblico indiano, negli anni Settanta. No, lui non è uno scrittore d’avanguardia, e non pretende di esserlo. Le preoccupazioni durature nella poesia di Patel, sono il terreno assediato del corpo umano, la sua assurdità e deperibilità.

POST MORTEM – E’ ‘sorprendente vedere come rapidamente un uomo può essere affettato dal mento a pungere, come facilmente le ossa che ha sentito sotto il petto per sessanta, settanta anni possono essere agganciate, con quale calma, fegato, polmoni e cuore possono essere esaminati, le viscere notate per un difetto, il cervello per le emorragie, e tutte le parti interne che hai per tutta la vita, infuriavano tese a comprendere di essere scaricate di nuovo nel corpo, ora cucito alla perfezione, prima di annunciare la morte, a causa di una ragione oscura .

COME SOPPORTARTI, CORPO? – Come sopportarti, corpo, la distruzione più volte rivolta a te? Minuti, secondi, come rapporti di pistola, ti tatuaggiano con fori. La tua zona del cinque a uno, non ha abbastanza spazio per i pugni, i colpi. Tutti gli strumenti hanno voglia di fare un riccio della tua pelle. E’ il tuo destino povero: camminare compiacente davanti aglii eroi! Offrendo una sorta di demolizione infatuata d’amore: muta, scolorita, chiazze maltrattate. Bocche carnose di baci mostrosi.

SERA – Il nostro ospite inglese era gentile, siamo stati subito a nostro agio. O quasi: i servi stavano guardando.

LA MORTE DI UN VECCHIO UOMO – Ci può essere un piccolo conforto nel conoscere se stessi, infine inservibili, quando anche i nipoti sono cresciuti oltre il vostro amore e la vostra aspirata vedovanza che ti ha portato fuori, e solitamente in giro, a rompere con PNE o due, con le sue ultime lacrime spesse, e non preoccupandosi tanto per i vostri simili, i medici non avranno il vostro corpo, sapendo come semplicemente sarà messo via in vendita, spaventando un amico di una vita, che non può piangere i cambiamenti facili e veloci: una spruzzata d’acqua, la scomparsa d’un odore, un giro di lenzuola, lasciando un letto, una sedia, forse un’intera stanza, con chiarezza nella loro.

HA SENSO – Ha senso non avere il corpo senza soluzione di continuità, ermeticamente sigillato, una scatola non orifiziale di incorruttibili. Meglio colpito tutto e per tutto! Compenetrato, con il mondo. Aria di nebbie la mia linfa. L’escrezione, degradante di routine, dà il passare del mondo. Sono un tallone. Ordinato, sfogliato, filettato, dall’andatura impettita, dita (hai detto) con fili di tutte le tonalità, crivellato attraverso, felicemente.

Le proprietà intellettuali delle immagini che appaiono in questo blog corrispondono ai loro autori. L’unico scopo di questo sito, è quello di diffondere la conoscenza di queste persone creative, consentendo ad altre persone di conoscere le loro opere. Per approfondire questo tema, puoi digitare: http://meetingbenches.net/2017/02/paesaggi-indiani/

 

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