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SULPICIA, POETESSA A ROMA – L’elegia amorosa romana con voce di donna

Carmi bellissimi, sciolti e passionali

Nella letteratura latina trovi autori maschili. Eppure, esistettero donne colte e raffinate, ma sono state ignorate. Scrivere, come anche recitare a teatro, era da uomini. Lei è vissuta all’inizio dell’era imperiale di Roma, cioè agli albori dell’esplosione culturale che genererà il meglio della letteratura latina. Sei poesie d’amore dedicate al suo amato Cerinto sono ciò che resta della sua passione per la poesia. Sulpicia https://www.romanoimpero.com/2010/12/sulpicia-i-sec-ac.html è stata una delle poche scrittrici dell’antichità la cui opera è giunta fino a noi. Sei delicatissime strofe poetiche sono sufficienti per farti conoscere questa donna vissuta tantissimi secoli passati.

SENZA CERINTHUS – Giunge il compleanno odioso che dovrò tristemente trascorrere in una campagna noiosa, e senza Cerinthus. Che c’è di più dolce della città? O forse che, per una ragazza, è adatta una casa di campagna e il freddo fiume che scorre nell’agro di Arezzo? Su, stai tranquillo Messalla, troppo sollecito verso di me: i viaggi spesso non sono opportuni. Trascinata via, io lascio qui il mio cuore e i miei sentimenti, anche se non permetti che io segua la mia volontà.

Lei era figlia di un oratore e nipote di un giurista. È suggestivo conoscere una storia d’amore alla luce di versi dove la sua consumazione è raccontata con termini non adeguati al pudore di una donna romana. Ciò che lei ha scritto è stato conservato in una raccolta poetica di Tibulo. Leggendo Sulpicia https://didattica-2000.archived.uniroma2.it//lett_lat_B/deposito/Sulpicia scoprirai il contenuto delle sue brevi lettera amatorie. Una delle sue poesie rispecchia fedelmente le restrizioni a cui Roma sottoponeva una giovane del suo ceto: lei vi proclama non soltanto il suo amore, ma anche la limitazione del comportamento sessuale delle donne del suo tempo.

ALLA FINE VENNE L’AMORE – Alla fine venne l’amore. Così grande che più vergogna sarebbe nasconderlo, che la fama di averlo svelato. Sconfitto dalle preghiere delle Muse, Citerea lo portò e me lo mise in seno. Venere ha mantenuto le sue promesse: e le mie gioie. Che glielo dica chi non ha la propria. Affidare qualcosa dei miei scritti, e che qualcuno li leggesse davanti al mio amato, non lo vorrei. Ma amo aver peccato, mi vergogno di assumere un volto santo per paura della fama. Lascia che lo dicano: sono una donna dignitosa. Sono stata con un uomo degno

Le prime notizie sulla sua esistenza si devono a Carol Merriam, un americano che pubblicò un articolo sulla riscoperta di questa poetessa romana. Il suo piccolo canzoniere d’amore contiene persino un moto di gelosia, in cui lei ricorda all’amante di chi è figlia. Per lungo tempo Sulpicia https://nonsolosaffo.wordpress.com/una-poetessa-latina/ è stata considerata una scrittrice dilettante, tuttavia, da circa mezzo secolo la sua opera ha conseguito una propria dignità letteraria. Dentro un’altra sua poesia, scoprirai che lei si rammarica di aver lasciato l’amante per nascondere la sua passione.

NASCONDERE IL MIO ARDORE – Possa io non essere mai più una passione così grande per te, vita mia. Come era – credo – qualche giorno fa, se in tutta la mia giovinezza ho fatto qualcosa di stupido, di cui confesso di rimpiangere di più che lasciarti da solo la scorsa notte, desiderosa di nascondere il mio ardore.

In una delle sue poesie presenta suo zio come qualcuno che decide come e dove lei dovrebbe passare il suo tempo. Nata tra il 40 e il 30 avanti Cristo, Sulpicia http://www.letteraturaalfemminile.it/sulpicia.htm ha stilato da giovanissima. Della figlia di Servio Sulpicio Rufo e Valeria, purtroppo sono sopravvissute soltanto quaranta versi. Eppure, ci dicono tanto di questa donna che venne a contatto con altri poeti grazie alle conoscenze di suo zio Mesala.

UN LETTO IGNOBILE – Mi fa piacere che tu ti permetti ormai molto riguardo a me, senza preoccuparti che io possa all’improvviso cadere scioccamente in rovina. Abbi pure a cuore una toga e una prostituta gravata dal cestello piuttosto che Sulpicia figlia di Servio. Ci sono alcuni preoccupati per me, per il quali sarebbe una ragione immensa di dolore se soccombessi a un letto ignobile.

Affinché del tuo soggiorno romano resti anche il ricordo di Sulpicia, potresti acquistare un buon libro, “Passato prossimo – Donne romane da Tacita a Sulpicia“, che ti parla non soltanto di anni lontani dai nostri, ma anche di sentimenti del tutto identici a quelli dei nostri giorni. https://www.amazon.it/dp/8807814994?tag=libripiuvendutiok-21&linkCode=osi&th=1&psc=1&keywords=%25post_title%25

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