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LA CULTURA MUSICALE DELLA STRADA – Manu Chao: suonare e cantare in ciabatte, tra via St. Pau e calle Escudellers

In bilico tra sensibilità intimista e realtà sociale

La sua musica ha subito molte influenze, tutte derivanti dalle sue origini spagnole e dai viaggi in Mesoamerica. I suoi genitori si erano trasferiti a Parigi per sfuggire alla dittatura di Francisco Franco, nella zona suburbana tra Boulogne-Billancourt e Sèvres. La casa di Manu Chao http://www.manuchao.net/ ospitava rifugiati sudamericani, un luogo dove ricavare esperienze. Nato a Parigi nel 1961, è diventato interprete di musica folk e latinoamericana.

Destò molto clamore la sua posizione anti-globalismo, quando si fece notare nel 2001, dopo la sua partecipazione al concerto contro il G8. I suoi testi musicali trattano di amore e immigrazione, spesso portando messaggi progressisti. Con una forte influenza stilistica dei Clash, lui mescola più lingue nella stessa canzone, cantando in spagnolo e francese, arabo, italiano e inglese. Nel quartiere Barrio Gotico di Barcellona, Manu Chao https://www.facebook.com/manuchao/ è proprietario del bar Mariatchi, dove suona una musica caratterizzata dal confluire di diversi generi. Dopo dieci anni di silenzio, nel 2017 ha pubblicato otto canzoni inedite, in download gratuito sul suo sito.

CLANDESTINO – Solo voy con mi pena, sola va mi condena. Correr es mi destino para burlar la ley. Perdido en el corazón de la grande babylon, me dicen el clandestino por no llevar papel. Pa’ una ciudad del norte yo me fui a trabajar. Mi vida la dejé entre ceuta y gibraltar. Soy una raya en el mar, fantasma en la ciudad. Mi vida va prohibida, dice la autoridad. Solo voy con mi pena, sola va mi condena. Correr es mi destino, por no llevar papel. Perdido en el corazón de la grande babylon, me dicen el clandestino. Yo soy el quiebra ley. Mano negra. (CLANDESTINO – Vado solo con il mio dolore, solo la mia frase va. Correre è il mio destino di eludere la legge. Persi nel cuore del grande babilonia, mi dicono il clandestino per non aver portato la carta. In una città nel nord sono andato a lavorare. Ho lasciato la mia vita tra Ceuta e Gibilterra. Sono una linea nel mare, un fantasma in città. La mia vita è proibita, dice l’autorità. Vado solo con il mio dolore, va solo la mia frase. Correre è il mio destino, per non portare la carta. Persi nel cuore del grande babilonia, mi dicono il clandestino. Sono la legge fallimentare. Mano near). https://www.amazon.com/Clandestino-MANU-CHAO/dp/B00F2N3MTG/ref=ntt_mus_ep_dpi_2

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